Uno dei risultati più evidenti della crisi dell’editoria è il numero sempre maggiore di giornalisti diventati imprenditori di se stessi: auto-editori o self publisher come si dice in termini tecnici. Esperti di informazione e comunicazione focalizzati su imprese editoriali verticali, specialistiche e molto più orientate ai bisogni informativi di segment target ben definiti e riconoscibili.
Ma come si sostengono queste interessanti iniziative? La pubblicità tabellare è nata morta e riceve oggi il colpo di grazia da meccanismi di ad-blocking sempre più pervasivi ed efficaci. Occorre quindi identificare nuovi modelli di revenue, possibilmente ribaltando il rapporto fra editori e piattaforme ppc (Google e Facebook in primo luogo); dove le piattaforme drenano il 99% degli investimenti sul web (sempre crescenti!) mentre all’editore restano le briciole.

In questo senso appare fondamentale conoscere l’universo del native advertising e tutte le opportunità che offre per i piccoli e grandi editori che intendano ampliare il proprio posizionamento sul mercato. In questo corso di un giorno vengono approfondite le seguenti tematiche:

  1. Le caratteristiche peculiari del native advertising confrontate con la pubblicità tradizionale;
  2. Illustrazione delle tipologie di native secondo lo IAB;
  3. Esempi di campagne native di successo;
  4. La filiera produttiva, dalla proposta alla distribuzione;
  5. Le piattaforme di pubblicazione coinvolte, per i canali proprietari e per i canali “terzi”;
  6. Esempi di kpi model e reportistica.

 

Il corso può essere integrato con una appendice dedicata ai possibili modelli di revenue sul fronte dei lettori, per tentare di ripristinare quella regola aurea del 50% che dovrebbe essere garanzia di professionalità e autonomia.